Tertio Millennio

Adveniat Regnum Tuum

Oremus

Cari amici, 

in queste ore in cui il flagello del terremoto sta devastando la nostra cara patria emiliana eleviamo a Dio nostro Padre una supplica e una preghiera. 

In Jesu et Maria

Associazione Tertio Millennio

                                   

Oh Sant’Emidio accogli questa nostra supplica 
accogli la preghiera che fiduciosi noi ti rivolgiamo 
intercedi per Nostro Signore Gesù  affinché questa
 nostra supplica venga ascoltata, ti preghiamo e ti
 supplichiamo  con il cuore in mano e ti chiediamo
 con tutto l’amore che possiamo di estendere su 
tutti  la TUA  PROTEZIONE affinché ci PRESERVI  dal
 terremoto che in questi giorni sta distruggendo e
 togliendo la vita degli Emiliani ma anche quella 
di ognuno di noi che con il cuore in gola corre 
per la paura, e preservaci da ogni altro 
flagello e che la nostra vita possa continuare ad
 essere tranquilla e serena come lo era prima,
a rendere gloria a Dio.


 
Sancte Emidie,  ora pro nobis!

Sancte Emidie,  ora pro Aemilia!



10 Pater Noster 10 Ave Maria 10 Gloria Patri

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Enzo Peserico, un’eredità da fare propria

Per chi non ha conosciuto Enzo Peserico la sua persona viene spesso nominata per il suo operato in Alleanza Cattolica. La sua immagine era quella di un uomo innamorato della Vergine, capace di dare ad ogni aspetto della sua vita un’ìmpronta cattolica e controrivoluzionaria, favorendo la nascita di ambienti, iniziative e relazioni di forte amicizia cristiana.

Enzo Peserico era soprattutto un marito, un padre, un fratello, ricordati dai parenti stretti e dai suoi amici il 13 Maggio 2012, ricorrenza della prima apparizione della Vergine Maria a Fatima, per la dedicazione a lui della sala conferenze della neonata sede di Modena. La giornata si è svolta in due sessioni, mattutina e pomeridiana, nella quale sono intervenuti Paride Casini, reggente regionale di Alleanza Cattolica per l’Emilia-Romagna; Sabrina Pagani, moglie di Enzo; Don Giovanni Poggiali, dell’Opus Mariae Matris Ecclesiae; Marco Invernizzi, reggente regionale di Alleanza Cattolica per il lombardo-veneto; Andrea Arnaldi, suo successore nella gestione della Comunità di Destino; Flavio Peserico, fratello maggiore, e Lorenzo Benassi, a capo del gruppo giovani di Tertio Millennio di Modena.

Il pensiero procede sempre verso il suo esempio, per la sua forza di seguire il Cristo, la sua attenzione verso le persone che conosceva e verso i loro bisogni. Le persone si sentivano come attratte dal personale rapporto con la Vergine, che lui tanto amava, un rapporto che tutti apprezzavano e dal quale venivano sospinti a conoscere ed amare il Signore, vero Autore di ogni opera di bene.

Tramite Alleanza Cattolica, che conobbe nel periodo del liceo-università, egli colse i collegamenti esistenti fra i vari processi rivoluzionari e quindi la derivante necessità di rispondere in maniera forte e integra nell’unità fra fede e ragione, cultura e vita, negli ambiti di associazione, comunità, famiglia e società.

Inoltre seppe rendersi testimone dando con la propria vita una risposta concreta alle ideologie sessantottine, alla quale si dedicò soprattutto nel suo libro “Gli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, terrorismo e Rivoluzione”.

Per questo abbiamo deciso di dedicare a suo nome la sala conferenze della sede di Modena, perchè anche noi, come lui, possiamo “Desiderare la santità, desiderare per sé e per gli uomini tutti la pienezza del vero, del bene e del bello” (Enzo Peserico, Gli anni del desiderio e del piombo).

Marika Giannetto

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Verba asinorum

Cari amici, 

il titolo di questa nuova rubrica dice già relazione ai contenuti che saranno pubblicati. 

Contenuti che per la loro stoltezza e grossolanità non meritano nemmeno di finire tra i Verba impiorum

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Raglio d’asino non sale in cielo (Anonimo)


Chiesa e fascismo
Rivi Rolando

di Beppe Manni

Pubblicato domenica 22 aprile del 2012 sul quotidiano “La Gazzetta di Modena”

Povero piccolo e innocente Rolando da San Valentino di Reggio!

Massacrato da un gruppo di briganti che si facevano chiamare partigiani in un burrascoso e tragico momento, negli ultimi sussulti della guerra tra tedeschi-fascisti e i partigiani.

Fa tenerezza e pietà. Ora se ne tesse un elogio esagerato proiettandolo agli onori degli altari. Era Rolando un piccolo contadini figlio di gente povera. Obbediente, devoto e pio. I buoni parroci sceglievano tra i chierichetti ‘i migliori’ coloro che dovevano diventare preti. Prima ancora di varcare il seminario gli mettevano la vestina nera, il colletto bianco e il cappello nero che lo definivano già come pretino, strappandolo dalla amicizia e dai giochi dei suoi compagni di paese: condizionando la sua libertà di scelta. Poi l’educazione rigida e pressante del sacro collegio: preghiera, purezza e ubbidienza; non era nel conto che da giovane potesse incontrare una ragazza e fare scelte diverse. Uscire di seminario era vergognoso. Tradivi le aspettative del parroco dei genitori e della gente del piccolo paese.

Poi la guerra e la chiusura del seminario minore di Marola. Rolando torna in famiglia e continua in parrocchia a fare le pie pratiche del seminario: messa, preghiera visita al santissimo, meditazione studio, sostenuto da don Olimpo suo parroco. “Togli quella veste” gli diceva suo padre “può essere pericoloso”. Ma lui amava esibire la sua divise di pretino. Suonava l’organo, organizzava le funzioni, voleva fare il missionario. Qualche volta aveva polemizzato duramente con i ‘nemici della religione’.

Poi due malnati assassini lo catturano e lo uccidono il 13 aprile del 1944.

Ha appena 14 anni.

E’ stato ucciso in odium fidei, per ‘odio verso la fede’, recita la causa di beatificazione iniziata il 14 aprile nella chiesa di S. Agostino a Modena.

Nel processo non abbiamo sentito la voce degli uccisori. Ma chi odiavano? Gesù Cristo a sua volta massacrato da manigoldi o la veste che rappresentava una chiesa che nella sua maggioranza si era alleata con il ceto padronale, con il fascismo e predicava da secoli l’obbedienza e la sottomissione? E’ difficile dirlo.

Fa tenerezza e un’immensa pietà la tortura e la morte del piccolo contadino di San Valentino.

Ci vorrebbe però più prudenza nel beatificare un Rolando ucciso da perfidi ‘comunisti’ e non don Elio Monari. Prete adulto, consapevolmente sceglie di vivere tra i partigiani perché ricercato dalla polizia tedesca per avere nascosto inglesi ed ebrei. Viene catturato mentre assiste e dà i conforti religiosi a un nemico tedesco, ferito, moribondo. Torturato e ucciso a Firenze dalla banda fascista Carità.

Chi viene ucciso da partigiani ‘comunisti’ merita di diventare santo, chi fa il partigiano no? Sono stati dieci i preti uccisi a Modena prima e dopo la liberazione: alcuni perché aiutavano i partigiani, altri per stupido anticlericalismo o perché erano ritenuti filofascisti e filotedeschi…Ci sono stati molti preti che per scelta politica o semplicemente per carità cristiana hanno accolto Ebrei, nascosto soldati di leva in fuga, aiutato il movimento di liberazione. I cattolici hanno collaborato in modo decisivo alla lotta di liberazione. Come ha lodevolmente ricordato Nostro Tempo il settimanale della diocesi di Modena.

Nel giorno della liberazione, dopo 67 anni, sarebbe tempo ormai di una riconciliazione nazionale senza strumentalizzazioni di parte.

Sfortunata e immatura quella terra che ha sembra aver bisogno di fare santi i bambini per difendere un’ideologia di parte.

Beppe Manni

Il Papa in Messico e a Cuba al grido di “Viva Cristo Re”!

Sulle orme dei Cristeros!

Per il beato Giovanni Paolo II (1978-2005) i viaggi in America Latina erano sempre grandi feste. Un popolo immenso ballava, cantava e scandiva «Juan Pablo Segundo, te quere todo el mundo», «Giovanni Paolo Secondo, ti ama tutto il mondo». Per Benedetto XVI già il primo viaggio sudamericano, in Brasile nel 2007, fu, invece, piuttosto difficile. Una Chiesa percorsa da fremiti di ribellione verso Roma dovette essere energicamente richiamata all’ordine. Non mancò, peraltro, un entusiasmo popolare, particolarmente a San Paolo in occasione della canonizzazione del francescano sant’Antonio de Sant’Ana Galvão (1739-1822). 

In Messico e a Cuba il Papa ha affrontato il viaggio più difficile del suo pontificato. C’erano in ballo, infatti, tre questioni delicatissime.

In primo luogo, la profonda tradizione anticlericale del Messico che ha spinto il Santo Padre a ricordare l’esempio di Israele nel Vecchio Testamento:  “La storia di Israele narra anche grandi gesta e battaglie, ma nel momento di affrontare la sua esistenza più autentica, il suo destino più decisivo, cioè la salvezza, più che nelle proprie forze, ripone la sua speranza in Dio”. In relazione a ciò il Pontefice ha voluto anche ricordare l’epoca delle persecuzioni anticattoliche e della rivolta dei Cristeros  come paradigma di forza davanti alla “ tentazione di una fede superficiale e abitudinaria” e come “gioia di essere cristiani”.

La seconda difficoltà ha riguardato Cuba, uno degli ultimi paesi comunisti del mondo e insieme un paese profondamente cattolico. In visita al santuario della Virgen de la Caridad del Cobre, storico centro della Cuba cattolica, Benedetto XVI ha pregato perché Cuba «avanzi nel cammino di rinnovamento e di speranza, per il maggiore bene di tutti i cubani,  per le necessità di coloro che soffrono, di coloro che sono privi di libertà, lontani dalle persone care». Sull’esempio della Santissima Vergine, ha incoraggiato «tutti i figli di questa cara terra a continuare a fondare la vita sulla roccia salda che è Gesù Cristo, a lavorare per la giustizia, ad essere servitori della carità e perseveranti in mezzo alle prove. Che niente e nessuno - ha concluso - vi sottragga la gioia interiore, così caratteristica dell’animo cubano». 

La terza difficoltà ha riguardato la libertà religiosa, la cui importanza è stata particolarmente sottolineata  nell’omelia del  28 marzo, prima di lasciare Cuba. Il Pontefice  ha citato la prima lettura, tratta dal Libro di Daniele e non priva di un indiretto riferimento a vicende cubane, dove «tre giovani, perseguitati dal sovrano babilonese, preferiscono affrontare la morte bruciati dal fuoco piuttosto che tradire la loro coscienza e la loro fede. Essi trovarono la forza di “lodare, glorificare e benedire Dio” nella convinzione che il Signore del cosmo e della storia non li avrebbe abbandonati alla morte ed al nulla. In effetti, Dio non abbandona mai i suoi figli, non li dimentica mai. Egli sta al di sopra di noi ed è capace di salvarci con il suo potere». Se queste parole si applicano ai perseguitati di tutti i tempi, compresi certamente quelli cubani, dal Vangelo il Papa ha tratto l’insegnamento secondo cui Gesù è «l’unico che può mostrare la verità e dare la vera libertà. Il suo insegnamento provoca resistenza ed inquietudine tra i suoi interlocutori, ed Egli li accusa di cercare la sua morte, alludendo al supremo sacrificio della Croce, ormai vicino. Ma li esorta a credere, a rimanere nella sua Parola, per conoscere la verità che redime ed onora».

Inoltre Benedetto XVI, nel saluto all’arcivescovo Martín Rábago, ha voluto ricordare che quest’anno ricorre l’ “Anno della Fede”, che deve essere considerato come un “invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del Mondo..La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia” (Lett. ap. Porta Fidei, 2 ottobre 2011, 6.7).

Infine, non bisogna dimenticare l’altro grande protagonista dei viaggi del Papa: il popolo cattolico. Ad esso, con questa visita, Benedetto XVI ha voluto mostrare con semplicità  il suo affetto e ribadire l’essenza del Vangelo: Dio vuole che siamo felici e se lasciamo che cambi i nostri cuori allora davvero potremo cambiare il mondo.

Archiviato in Pontefice Benedetto XVI Messico Cuba